
Dal 1998 passa le vacanze in Angola e ha coinvolto l’Arma in inziative di solidarietaà. Intervista al tenente colonnello Italo Governatori, presidente di LumbeLumbe
Petrolio, diamanti e raccolti abbondanti non riescono a sconfiggere la fame. Il ‘paradosso angolano’ visto da Jean-Marie Mpendawatu, del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari
Corsi di educazione alla solidarietà e stage formativi nelle missioni dei salesiani in Angola e Congo. Con il contributo delle comunità montane di Marche e Abruzzo

Una casa per le api, un futuro per gli abitanti del villaggio di Gangumbe, nella provincia orientale del Moxico, in Angola. Il progetto di LumbeLumbe onlus punta a promuovere l’autosufficienza alimentare delle popolazioni afflitte dalla fame e dalla povertà avviando una produzione del miele locale, una delle attività produttive tradizionali più radicate sul territorio. Secondo i dati Fao, l'Angola è infatti il secondo Paese africano produttore di miele
(secondo solo all’Etiopia) con circa 15mila tonnellate di prodotto annuo, e il 17esimo nel mondo. Apicoltori e produttori del miele saranno gli abitanti del villaggio, per lo più sfollati e profughi dal vicino Zambia. “La finalità del progetto”, ha spiegato Italo Governatori, presidente dell’associazione laica a matrice cattolica, “è quella di valorizzare le risorse del territorio per favorire l’autosufficienza alimentare delle popolazioni coinvolte, trasferendo conoscenze e capacità che possano abilitare al mestiere dell’apicoltura”. Perché in Africa, ha aggiunto chiarendo la filosofia che sottende l’intervento, “la lotta contro la fame si combatte costruendo insieme alle comunità del luogo gli strumenti per avviare e sostenere lo sviluppo locale”. Un traguardo impegnativo che LumbeLumbe onlus insegue a piccoli passi, con il sostegno dei missionari salesiani di Don Bosco, che al progetto destinano strutture e collaboratori, della Fai (Federazione apicoltori italiani), che cura gli aspetti tecnici, e dell’Università di Sassari che, attraverso il lavoro della professoressa di chimica Maria Luisa Ganadu, si occuperà delle analisi chimico-fisiche tese a monitorare la salubrità del miele.
Avviato nel luglio del 2007, il progetto ha oggi superato la fase iniziale di ricognizione e studio del territorio. Incontri con i Salesiani, il vescovo, il nunzio apostolico e le rappresentanze diplomatiche sono serviti per trovare un edificio da destinare alla produzione del miele, a suo tempo concessa dall’amministrazione della provincia del Moxico. “Oggi è in corso la ricostruzione di una nuova ‘casa delle api’ sul terreno dei salesiani”, ha riferito Governatori, “e il progetto procede secondo modalità esecutive perfezionate giorno per giorno e obiettivi a breve e medio termine”. Il primo step, ha spiegato uno dei volontari al rientro dall’Angola, “è stato valutare i tempi necessari a impostare il lavoro e a preparare le strutture”. L’ avvio dei lavori ha richiesto l’analisi fitologica di piante, animali e territorio da parte dei volontari. Non secondaria, l’individuazione di coloro che avrebbero portato avanti il progetto. Per loro è stata aperta una scuola e sono stati pianificati corsi di formazione all’apicoltura in lingua portoghese per gli angolani, e inglese per i rifugiati dallo Zambia. L’obiettivo della formazione è insegnare un tipo di apicoltura a metà strada tra quella praticata con tecniche tradizionali e quella ‘moderna’
dei Paesi sviluppati. Alla fase di studio e pianificazione è seguita quella operativa: gli allievi si sono dedicati alla costruzione delle arnie. Gli obiettivi a medio termine del progetto ne prevedono 220.
Ad agosto sono state costruite anche arnie sperimentali che prevedono l’uso esclusivo di prodotti naturali reperibili nella foresta. “Basta armarsi di machete, pala ed un secchio per l’acqua e il gioco è fatto”, ha osservato Governatori, “è possibile ottenere una casa per le api con le stesse tecniche e prodotti per costruire le capanne dei villaggi, il cui costo è solo mano d’opera. In Africa è una delle poche risorse alla portata di tutti”. La prima arnia così costruita, ha raccontato il presidente, “è stata colonizzata dopo poche ore da uno sciame naturale. Quasi a volerci dire che la strada presa è giusta. Andremo avanti negli esperimenti insieme agli apicoltori locali che si sono dimostrati entusiasti e molto interessati al progetto”. A oggi l’associazione vuole espandere strutture e attività, e proseguire nei percorsi di formazione. Tra gli obiettivi prioritari c’è anche la costituzione di un’associazione locale di apicoltori e la costruzione di un cisterna idrica. Tutte le informazioni su www.lumbelumbe.org
11 novembre 2008